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Dieci Storie Sbagliate. Più una – Francesco Paolo Oreste

Il mese scorso durante il mio programma Radiofonico Era Oggi ho avuto modo di conoscere i racconti di Francesco Paolo Oreste, classe ’73, uno scrittore campano dalla sensibilità unica.

Leggendo il libro si ha la sensazione di toccare un anima e non la carta, si percepisce la sensibilità di Francesco quando racconta gli orrori di questo sistema così vicino  a noi. Il linguaggio è semplice colloquiale si legge con leggerenza ma non è con leggerezza che scivola via ma ti rimane attaccato alla mente e nell’anima.

La prima volta che ho avuto  tra le mani il libro, prima dell’intervista, mi ha colpito questa frase che così tanto ha in comune con la mia professione:

Fine turno. Tolgo la divisa ma non riesco a spogliarmi del tutto. Sono storie che ti lasciano le mani unte, che prima di lavarle le devi strofinare nella terra. Ma tanto non vanno via mai. “

Francesco Paolo Oreste è un poliziotto e nei suoi 10 racconti,  che sono liberamente o strettamente ispirati, porta tutta l’esperienza di questa professione difficile : i ragazzini scomparsi, le polviri sottili e pericolose, famiglie disintegrate, quartieri neri; le racconta con un tocco così leggero ed amaro che tu te li figuri lì davanti a te, non si erge mai a giudice e con una sensibilità  ti tocca nel profondo.

Comincia Il turno. COminciano le storie, quasi tutte sbagliate. Se non potessi scriverle, rinchiuderle in una gabbia di fogli, come farfalle sporche fuggirebbero via per la vergona, per dissimulare il dolore in un battito di colore sbiaditi… Se non potessi scriverle si farebbero dimenticare, porterebbero via con sè la puzza e lascerebbero il velono piantato tra i vicoli e campi seminati a peste e amore…

Il mio consiglio è fare vostro questo e i suoi altri libri proprio come ho fatto io, sono gioielli di rara sensibilità che arricchiranno la vostra anima, sono racconti che non potrete mai più lasciare infondo al cassetto dei ricordi.

Xoxo Lux

P.s.: ovviamente, le scritte in grassetto e corsivo sono citazioni del libro.

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sweet sweet first love

Risate spensierate echeggiavano nel cortile della scuola, i ragazzi delle quinte del liceo artistico avevano organizzato per chiudere in bellezza il loro tragitto scolastico una “gara di gavettoni”. Elena ne era uscita più fradicia di tutte, i suoi piedi affondavano nelle All-stars bordò, i lunghi capelli bicolore gocciolavano e i vestiti le facevano da seconda pelle; fu solo quando il suo palloncino giallo atterrò sulla testa sbagliata che si accorse di quegl’intensi occhi verdi che da tempo la scrutavano destreggiarsi tra i compagni cercando in vano di scansare i palloncini colorati: Victor un ragazzo sui 21 anni, fingendosi adirato si avvicinò alla ragazza pretendendo le scuse:

<< Mi devi una birra>> le disse, <<magari stasera!>> aggiunse quasi ruggendo e poi sfoderò uno dei sorrisi più disarmante a tratti quasi malizioso e diabolico.

Elena messa alle strette non poté fare altro che accettare l’appuntamento con quello strano ragazzo dai capelli neri a punta e dall’esile corpo.

La serata trascorse piacevole e tranquilla chiacchierando del più e del meno in un locale sgangherato in periferia dove da due ore suonavano ininterrotti i Doors. Sembrava che si conoscessero da tempo e pure era la prima volta che si vedevano in vita loro, Victor aveva una voce profonda, calda e suadente, il suo modo di parlare elegante lasciava Elena completamente incantata.

Da quella sera i ragazzi presero a vedersi sempre più spesso, Victor si dimostrò un innamorato dolce e passionale, le dedicava, poesie, canzoni e scritte sui muri, le faceva  sorprese da rimanere con il fiato sospeso. Quel fuoco caldo ed avvolgente del loro primo amore arrivò lieve ai primi freddi, tra un bacio salato in riva al mare e le note di un chitarra acustica, fino al giorno più romantico dell’anno. Elena ormai si sentiva pronta per il “grande passo”, da alcune settimane avevano deciso di trascorrere un week end nella baita di famiglia di Victor, distante appena un paio di ore di treno da dove abitavano, sarebbe stata la prima di una serie di lune di miele per loro, credeva Elena e lo credeva davvero.

La loro giornata romantica era iniziata nel migliore dei modi,la ragazza aveva ricevuto persino le rose a casa, la colazione a letto e un delizioso paio di orecchini in vetro a forma di cuore.

Ma ciò che l’aveva più stupita era il cd, dove Vic aveva inciso una canzone che aveva scritto, suonato e composto appositamente per lei, un brano struggente, niente di banale ma qualcosa le ricordava vagamente i Nirvana, non che la ragazza lo accusasse di plagio o non apprezzasse ma un orecchio ben allenato non poteva non notare le somiglianze.

La baita, la più lontana ed isolata di una serie di casine in legno tutte identiche, era arroccata sulla cima più alta di una montagna a pochi metri di uno strapiombo che dava su un’ampia vallata illuminata dalle acque azzurre e blu di un ampio specchio d’acqua le cui acque erano perennemente rinnovate da una cascata. Tutto intorno la casa era circondata da alberi grigi e spogli, un panorama da brivido, in senso positivo ovviamente, per raggiungerla avevano percorso un sentiero roccioso e dissestato in un bosco. L’interno era accogliente e romantico, consisteva in una piccola e deliziosa cucina rustica ed una camera da letto con caminetto, poco distante dalla baita era stato costruito una zona relax con sauna ed idromassaggio. Alla ragazza sembra di sognare, non sospettava di che altre meravigliose sorprese aveva in servo per lei il suo bellissimo boy-friend, come non sapeva che 6mesi prima a Victor era stato diagnosticato un male incurabile e degenerativo, proprio ora che la sua band aveva firmato per una major grazie ai suoi testi, alle sue musiche e non a quelle del bassista che si prendeva i meriti, o del cantante che risaltava sul palco come una star consumata. Proprio per questa ragione Victor non voleva morire, aveva consultato diversi medici, anche oltre oceano ma erano tutti dello stesso parere, per cui aveva scelto la strada più oscura, dopo aver passato mesi di ricerca aveva trovato la soluzione che faceva al caso suo: il segreto per la vita eterna: Un vero Sacrificio d’amore puro, per questo in tutti quei mesi si era astenuto anche solo da sfiorare la ragazza.

Man mano che la mezzanotte si avvicinava però diventava sempre più nervoso ed irrequieto, ma quando lei gli si avvicinò cosi pudica ed innocente ma al tempo stesso sensuale, tutta la sua brutale determinazione cadde in mille pezzi, aveva l’amore aveva tutto, poteva morire comunque contento, forse nella sua lunga vita eterna non avrebbe trovato di nuovo la sua anima gemella, la strinse a se e la baciò dolcemente, quasi come se fosse il loro ultimo bacio, le sfilò delicatamente il top del pigiama in raso e l’adagiò sotto di se continuando a baciarla, sfiorando la sua pelle liscia come seta, Elena appena appena tremante si lasciò condurre dalle mani un po’ più esperte di Victor, aprì gli occhi solo un secondo, uno soltanto, per vedere il volto del suo amore e vide qualcosa di scintillante calare su di lei, fece appena in tempo a spostarsi che qualcosa affondò nella sua spalla, Victor ritrasse la lama veloce e di nuovo provò a calarla nel petto del suo amore, ma lei fu più veloce, fulminea scivolò giù dal letto corse verso la porta chiusa, nonostante le sue insistenze non accennò ad aprirsi. <<non scappare, Elena, ti prego, lascia che ti spieghi>> le disse lui con voce rotta messosi in piedi, lei si precipitò verso la finestra e lui cerco di afferrarla, ma ormai l’adrenalina le scorreva in corpo afferrò una sedia e la scaraventò contro il ragazzo che cadde a terra apparentemente privo di sensi e poi sfondò la finestra, del resto se la porta era bloccata dovevano esserlo anche le finestre, corse nel bosco, ma il buio fitto, i ciottoli che le ferivano i piedi nudi, il freddo di febbraio rendevano più complicata al fuga, cadde rovinosamente a terra, sbucciandosi le ginocchia, provò a rialzarsi ma era troppo tardi, lui l’aveva raggiunta e afferrandola per i capelli cercò di ricondurla in casa, inutile fu gridare, erano troppo distante da tutti e da tutto, chi mai avrebbe potuto udirla? L’adagiò su una pietra, una sorta di altare, decorato con scritte e disegni esoterici e la teneva ferma con tutta la sua forza del suo esile corpo.

<< Qualche mese fa mi è stato diagnosticato un male incurabile, non c’erano speranze, mi ero arreso all’idea di morire, almeno, potevo essere sicuro di essere amato e riamato per cui sarei potuto morire serenamente…poi come sai una major ci ha contattato, mosso da una furia cieca ho cercato la soluzione dove altri non avrebbero mai cercato. Forse in un’altra occasione saremmo potuti davvero essere una coppia perfetta e amarci magari per tutta la vita, e mi sarebbe piaciuto anche scoparti almeno una volta ma il sacrificio dev’essere puro, credimi ti ho amata già dal quel giorno fuori la scuola, non sarei mai voluto arrivare a tanto ma devo, sono il cazzo di futuro della musica rock italiana, io devo sopravvivere!!!>> Elena continuava a singhiozzare disperatamente << su amore smetti di piangere e non provare a scappare di nuovo, il sacrificio dev’essere volontario, tu mi ami vero amore?>> e accarezzandola le asciugò le lacrime, mentre nell’altra mano stringeva la lama argentea, <<vero che mi ami?>>, la ragazza annui debolmente, <<allora muori per me>>, Victor impugno il coltello con entrambe le mani pronto a sferrarle il colpo mortale ma qualcosa andò storto, anziché calare il colpo in avanti gli sembro di sprofondare verso il basso….sempre più giù, fino a che per lui fu il buio totale, il suo cranio si era frantumato contro le rocce, era durato tutto tre secondi, con le ultime forze rimaste Elena aveva spinto giù dal dirupo Victor, che troppo accecato non aveva notato la ragazza aveva ripreso a lottare… <<col cazzo che voglio morire per te>> disse lei infine guardano il corpo frantumato del suo amore!

Elena si risvegliò madida di sudore, il telefono sul comodino faceva un caos infernale, in fin dei conti pensò, che fosse una cattiva idea accettare l’appuntamento di uno sconosciuto, spense il telefono e s’infilò sotto la doccia.

Spero che il racconto vi sia piaciuto 😉 inizialmente volevo introdurre il racconto con una premessa ma era troppo troppo intima per cui ho lasciato perdere, volevo solo scusarmi con chi ha prestato il volto di Victor per avergli dato il ruolo del mostro in questo racconto.

xoxo Lux


Non ti fidare di chi….

Avrei dovuto intuilo da quel giorno in riva al mare che mai e poi mai avrei dovuto lasciarmi andare con te…già quel giorno mi guardavi come se fossi stata qualcosa di buono da mangiare ed io lo scambiai per “amore” del resto mia madre me l aveva sempre detto: ” non ti fidare di chi ti bacia con gl’occhi aperti”

….avrei dovuto ascoltarla…

Tratto da “your eyes lie” prima edizione feltrinelli del libro che non ho ancora scritto!
Xoxo lux


Un amore lungo un giorno parte 2

Mi lasciai trascinare per alcuni mentri, poi realizzai quello che stava accadendo, e accadeva troppo in fretta, mi fermai di colpo e lui si girò…

<<Non posso>>

gli sussurai con un filo di voce e lui mi guardò come fece la prima volta che c’eravamo incontrati, come se sapesse che prima o poi sarei finita nel suo letto…ma io non volevo cedere…anche se sapevo fin troppo bene che lo volevo…fin da quella sera…

…sarei andata in fiamme mentre lui avrebbe aggiunto un altra crocetta nella sua agenda…

Per leggere la prima parte del mio racconto cliccate qui


Un amore lungo un giorno parte 1

Lui era un uomo fatto ed io una ragazzina… e continuavo  a sentirmi così seduta sulle sue ginocchia con le guance colorate da un pudico rossore, forse lui non l’aveva notato o preferiva ignorarlo, mi prese il visto tra le mani e poggiò le sue labbra alle mie, prima un casto bacio come due teneri fanciulli alle prese con il loro primo “amore” e poi appassionatamente…incerta non ricambiai subito…ma mi rassegnai a lui poco dopo. Prendemmo fiato e lui mi sussurrò all’ orecchio: <<Saliamo da te!>>

Sapevo che era tremendamente sbagliato e che tutto questo non avrebbe portato a niente di buono. Intontita lo guardai come se la voce provenisse da fuori campo; non aspettò la mia risposta, si alzò piano e tenendomi la mano si avviò verso il mio appartamento…

…Mi sarei bruciata….

Questa è la prima parte di un mio racconto, ci tengo a precisare che non è ispirato a fatti accaduti veramente o a persone esistenti, è completamente frutto della mia immaginazione  😉 se vi piace posterò il resto xoxo Lux