Archivi del mese: settembre 2013

ombretti per capelli

Io mi chiedo perchè a 26anni ho ancora in mente di fare stronzate?! Io mi facevo i fatti miei e tutto andava liscio. Qualche giorno fa, incuriosità da un video sul tubo di una certa Nicole kiss&makeup, sono andata alla ricerca di questi famigerati ombretti per capelli, quelli di Kevin Murphy erano troppo costosi a mio avviso così ho optato per l’intero set da 8 colori  (blu, celeste acqua marina, giallo fluo, viola, rosa, fuxia e rosso, verde) di un concorrente a basso costo.

La mia prima esperienza è stata un disastro, il colore si sparge ovunque, rimane sulle mani, sui vestiti, sul collo, e poi sui capelli ad un certo punto della giornata tende a sfumare. La mia esperienza, almeno per quel che concerto il prodotto mostrato nella foto affianco è pessimo…ma se proprio volete osare per un giorno potete farlo purchè seguita questi piccoli consigli

  1. indossate i guanti durante il fissaggio del colore
  2. mentre colorate i capelli indossate qualcosa che copra i vestiti
  3. non mettete colori chiari.

In giro in internet ho letto altre recensioni, qualche sito consiglia di fissarlo con la piastra per fare durare il colore più a lungo, io non ci proverei, per togliere il colore senza fissaggio ho dovuto effettuare 3passate di shampoo, ma magari se si fissa con il calore tende meno a disperdersi in giro, magari provate e mi fate sapere. L’ombretto per capelli si mette in questo modo:


Comunque se volete provare, la cara Lux ve ne regala uno, più un gioiellino handmade! Per sapere come partecipare non dovete fare altro che andare nella mia pagina: Lux In Tenebris

xoxo


Sugarbox settembre 2013

Premetto personalmente per me è un “Ni” poiché i prodotti che mi sono arrivati non sono di mio gradimento, ma del resto è il rischio delle box, quello che vi posso consigliare se come me siete abonate a più beautybox è quello di non comprare più cosmetici, altrimenti finirete per avere inutili doppioni.

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Ed ecco l’elenco dei prodotti:

  • Mascara Nee, nero water resistent, arricchita con collagene e con scovolino a forma di cono
  • Rossetto nude mesauda cosmetic Milano, con vitamina E (difficile credere che ci sia il tocoferolo dato che l inci non è disponibile)
  • Ombretto compatto trio Copines Lines Paris, una piccolissima palette composta da due violetto (matte e shimmer) e un marroncino
  • Tonico&Latte detergente Payot Paris da 50ml ciascuno

Il vantaggio di questa box è che sta tutto in una borsa 😉 manca uno specchietto e sarebbe perfetta per una donna che ogni tanto vuole ritoccare il makeup…

uno dei grandi misteri della natura è: perché teniamo sempre la bocca aperta per mettere il mascara?”

il diario di Bridget Jones

xoxo Lux


cronache di un turno di notte 1

“tin tin”, è il suono ormai familiare del badge sul marca tempo.

Prelevo una bottiglia d’acqua dal distributore e salgo in reparto, convenevoli di rito con il collega smontante e vado ad indossare la divisa: bianca, immacolata ed inamidata; impeccabile. Trucco leggero, capelli ben raccolti ma so benissimo che a fine turno sarò un disastro, make-up distrutto, capelli inguardabili, e nere occhiaie incorniceranno i miei occhi grandi.

Il collega mi fornisce le informazioni del caso sull’andamento del reparto, manco da più di 24 ore ci sono nuove facce e chi già c’era è stabile o sta’ peggio. Lo saluto e comincio il mio giro:  pilloline, goccine, iniezioni e così via; qualcuno fa i capricci, qualcun altro si sente solo, altri già dormono. Per le 21e30 ho già finito. Chiamo il medico di guardia per avvertirlo delle “cose che non vanno,” qualche parametro poco stabile: c’è una signore da controllare ogni ora fino a nuovo ordine.

Finalmente alle 22e30 possiamo mangiare e chiacchierare tutti insieme, ma sempre con occhio vigile ai nostri protetti, vegliare su di loro è una responsabilità e noi non ne veniamo mai meno, nemmeno tra una battuta goliardica e un’altra.

Il caffè delle 23e30 è una routine ormai ben consolidata, ci tiene svegli o almeno noi crediamo così, ½ più tardi il medico ci saluta e si ritira nelle sue stanze, io ne approfitto per riempire qualche scartoffia di rito. Di tanto in tanto giro per il reparto, nelle tasche ho di tutto: le chiavi della medicheria, i guanti, la torcia, il telefono, così messa è impossibile non fare rumore.

Mi avvicino furtiva ai più “fragili”; il signor M si desta e ne approfitta per chiedermi dell’acqua, è stanco e debole e a stento tiene in mano la bottiglia, ed io seduta accanto a lui gli porgo teneramente l’acqua, mi sento la mammina di un bambino un po’ cresciuto, mi ringrazia e mi dice che sono un angelo; ah sapesse che ho un demone disegnato sulla schiena.

“L” invece è irrequieto, non sopporta la mascherina, proprio non ce la fa a tenerla, non so quante volte da quando è iniziato il turno gliel’ho dovuta risistemare sul volto, cerco di spiegargli che importante che la tenga, lui mi fa cenno con la testa per dirmi che ha capito, ma so che quando sarò uscita se la toglierà nuovamente, lo sento invocare la “mamma”; lavoro qui da un anno  ma ho sentito i miei pazienti invocare più spesso la madre che Dio, perché alla fine che sia stata una matrignia o una madre devota la vorremmo tutti al nostro capezzale,  la invocano spesso e disperatamente come una creatura celestiale in grado di sollevare le loro sofferenze.

La signora di prima è stabile, il medico decreta che possiamo lasciarla tranquilla per tutto il resto della notte, lei ci ringrazia, non aspettava altro.

La paziente della stanza 06 non riesce a dormire, ma in terapie ha già farmaci a sufficienza per stroncare un cavallo, non possiamo darle nient’altro per questo turno, così ricorro ad un rimedio infallibile,  un alleato che mi ha aiutato in molte occasioni, oh benedetto potere della mente, e con acqua e zucchero la signora si addormenta dolcemente. In reparto qualcuno ancora si lamenta, è sempre il signor L, mi avvicino per accertarmi che anche questa volta siano solo i  vaneggiamenti di un uomo stanco di lottare e che non ci sia niente di grave…

Solo le 3e20 e finalmente riesco ad entrare nella stanza degl’infermieri, solo per distendere un pochino le gambe, orecchio teso, sempre teso, so benissimo che se chiudessi gli occhi solo per un secondo non riuscirei più a svegliarmi. Apro un libro, i raccondi di Poe…e nella tranquillità del reparto un grido squarcia il silenzio, so bene chi è e che è una generica invocazione di aiuto ma chiudo ugualmente il libro ( per stanotte non si legge più) e vado a dare un occhiata e ne approfitto per vegliare sul sonno di tutti.

Sono le 5 inoltrate ormai, aspetto un altro pochetto, solo un pochino per stendere le gambe stanche e mi vado a dare una sistemata in modo da sembrare quanto meno presentabile, mi guardo allo specchio, ho un aria stanca e il colorito della pelle è spento e in più mi è venuta fame.

Preparo la terapia infusiava tenendo conto bene delle diluizioni, e una volta che la terapia è pronta sul carrello parto per la mia missione, so che non ne uscirò viva per le prossime 2h, ed le mie vene dipendenti chiedono la dose quotidiana di caffeina, a fine giro potrò concedermi questo unico breve e ristoratore piacere, me lo sono meritato; mentre spingo il carrello per arrivare alla prima stanza infondo al reparto già sulla lingua immagino il sapore intenso di un caffè ristretto, l’odore che si sprigiona dalla caffettiera e già questo pensiero mi fa sentire meglio.

Esco indenne dal giro delle terapie e ciò che mi consola che tra poco il mio turno finirà, a casa mi aspetta un bagno rilassante e le lenzuola fresche, ancora una volta prima di finire il mio turno mi aspettano i convenevoli di rito, il passaggio delle consegne e sono fuori. Il motore della mia “seicento” romba a stento, giro la chiave 1…2…3 volte, sbuffo e al quarto tentativo si accende, e via di corsa sull’autostrada nei limiti consentiti, ma fuggo. “Wish you where here” suona piano alla radio, eh si ti vorrei qui, ma tu sei lontano, lontano mille miglia anche se sei a 4 mattonelle da me, pochi km, ma come dice una canzone di un gruppo Ska italiano “neri quei giorni che passano senza di te quasi convinto che infondo sia meglio così allentare la presa per merito di…chi mi consola ed esorta alla rinuncia” .

Senza di te me la cavo meglio, almeno così credo, la verità è che sono caduta anche fin troppo volte ma riuscire a rialzarsi quando qualcuno ti solleva è fin troppo facile, arduo è grattare i muri del pozzo nel quale sei precipitato per cercare di risalire da solo, perché solo e soltanto in questo modo posso definire chi sono.

La verità è che non mi manchi, ma a volte si, e quelle volte spingo forte il piede sull’acceleratore e fuggo via lontano, ho cancellato il tuo numero, non ricevo le tue notifiche su qualche stupido social network al quale siamo entrambi iscritti…

La verità numero due è che potresti essere qui sotto con un cappuccino in una mano ed un cornetto nell’altra ma ho chiuso tutte le porte. Come dice Chinaski “È su questo che sto lavorando: me stesso per me stesso, piano piano, e poi forse potrò aprire la porta a qualcun altro.”

Ma ora non è  il momento di pensare a te, è il momento di pensare a me stessa, infilo la chiave nella serratura, sono a casa, butto la borsa a terra e mi libero dei vestiti, un getto fresco m’investe la faccia, strofino la pelle con un sapone alla vaniglia sperando che basterà a togliermi dalla testa gl’ “odori” spiacevoli del turno di notte, maxi maglia in cotone e short e sono sotto le lenzuola…vi prego non svegliatemi per le prossime 4 ore!

Questo breve racconto è ispirato a ciò che una mia carissima amica infermiera mi racconta, se vi è piacciuto posso farmi raccontare nuovi aneddoti e trasformarli in un breve racconto, fateci sapere se vi è piaciuto o se siete nel campo le vostre esperienze, come sempre

xoxo Lux


Come nasce wicked game di Chris Isaak

Vi siete mai chiesti come nascono le canzoni più belle della storia del rock?! Caso fortuito o divina ispirazione?!

Io credo che la maggior parte dei brani composti dai rocker maschili siano ispirati da muse, spesso non sempre positive, come il caso di Wicked Game. E’ notte fonda e Chris Isaak riceve una telefonata seducente da una voce ammaliante: << Chris posso venire da te ho bisogno di parlarti, parleremo tutta la notte!>> Lui sa benissimo chi è l’affascianante interlocutrice e sa anche che non parleranno affato tutta la notte, ed è combattuto, vorrebbe richiamarla e dirle di non venire…ma di colpo ha un illuminazione e mette giù una delle più belle canzoni di tutti i tempi: “Wicked Game”.

La ragazza alla fine bussa alla sua porta, e lui al limite della felicità la invita ed entrare,<< vieni entra ti devo mostrare una cosa>>, le dice e lei con fare malizioso lo segue seducente, e Chris le fa ascoltare la sua creatura appena nata e aggiunge:<< mi dispiace sei bellissima ma la canzone lo è di più…>>

Come so tutto questo?! La radio della mia macchina è sintonizzata initerrottamente su Virgin Radio, ed il programma che narra delle follie dei musicisti si chiama “Rock Bazar.

Se alla fine Isaak abbia fatto all’amore tutta la notte con la sua affascinante musa non lo sò, a me piace pensare che per entrambi sia stato l’amplesso più incredibile della loro vita perchè la bellezza della musica e l’ispirazione scorreva nelle loro vene…Sesso e musica sono un connubio esplosivo…

Il video sopra è una cover cantata dalla band finlandese H.I.M, su youtube c’è un altra versione del video, più “sexy” , ma purtroppo worldpress non me la fà pubblicare. Voi conoscete altre storie su come sono nate le canzoni?!  Raccontatemi ciò che sapete,

xoxo Lux


la scatola di cioccolatini di silvia… (e di altre crudeltà)

Quattro racconti crudeli e fatali, quattro personaggi assetati di vendetta o di rivalsa si alternano raccontando la propria storia in prima persona in questo libro, scritto dall’esordiente Vera Q., lo trovate in formato e.book su Amazon, e sinceramente se vi approcciate alla lettura non ve ne pentirete, a me piace scoprire nuovi talenti dal gusto un pò noir, che si tratti di musica o di lettura, le mie due ossessioni tra l’altro.

Il titolo del libro trae spunto dal primo dei racconti in cui la protagonista Silvia colto in flagrante il marito decide di attuare la sua astuta vendetta, il secondo racconto narra Sallustio un giovane e arrogante vinicoltore che per dare nuovo lustro all’azienda di famiglia sarebbe disposto anche a sacrificare il sangue del suo sangue (e quando parlo di sacrifici e sangue intendo nel modo più crudele possibile). Salutato Sallustio il prossimo racconto ci narra di un intrapendente uomo in carriera, che vessato dalle pressioni di famiglia, cerca di arrivare  in modo poco pulito ai vertici dell’azienda, ci riuscirà ma come al solito…chi la fa l’aspetti…ed infine il racconto più raccapricciante : l’incarnazione di Lilith in persona, la primordiale moglie di adamo. In questi racconti non ci sono nè vincitori nè vinti, sono persone ordiarie nelle quali tutti, o quasi, potremmo identificarci, agnelli troppe volte colpiti che decidono di trasformarsi in feroci lupi, non tutti però improvvisati tali riusciranno a mantenere il manto pregiato del suddetto canidae.

A me personalmente è piaciuto e sono pronta a leggere anche il prossimo “Io sono Morto”

xoxo Lux