Archivi del mese: gennaio 2012

Mary Winchester’s bracelet

Qualche mesetto fa fece capolino un adorabile ragazza nella mia fanpage e tra i tanti complimenti espresse un desiderio: veder realizzato il braccialetto di Mary Winchester della serie “Supernatural”, non sono una fata madrina però credo che tutti sulla terra siamo nati per perseguire uno scopo…il mio di certo  non è solo fare gioielli ed accessori, ma un giorno spero di poter aiutare le persone a sorridere 😉 forse per questo cerco di non dire mai di no ad imprese che non sempre sono nel mio potenziale, dopo mesi di ricerche e lavoro sono riuscita a realizzare la mia personalissima versione di questo bracciale:

I Simboli(eh si ho fatto ricerche anche su questo) hanno diversi significati, nel braccialetto originale della serie sono ben visibili: un pentacolo racchiuso in un cerchio, simbolo Wiccan di protezione contro i demoni; una croce “cristiana”, l’esagramma o unicursal simbolo della neo religione fondata da Aleister Crowley;  una figura umana che probabilmente rappresenta Budda o Guanyin, è possibile che siano presenti altri charm che l’occhio della telecamera non è riscito a catturare ^^

Io ho scelto i classici rappresentati da tutte le  realizzazioni di questo bracciale in accordo con le richieste

Spero che la mia versione vi piaccia 😉 per vedere le mie altre creazioni venitemi a trovare nella mia fanpage su facebook: Lux In Tenebris

❤ Vi aspetto ❤ xoxo Lux


La figlia del Capitano

Da premettere che avevo già letto questo libro molti anni fa ma la  mia memoria è fallace per cui quando ho visto in tv il riadattamento  della Rai volevo rendermi effettivamente conto se quello compiuto dalla Rai fosse uno scempio o se fosse la mia memoria ad ingannarmi… ed ho scoperto che era la prima ipotesi.

Ogni anno la Rai si macchia dell’orribile colpa di falso storico e rovinare irrimediabilmente i romanzi più celebri, come qualche anno fa con Cime Tempestose, questa volta è stato il turno della figlia del capitano di Puskin. Non mi lamento tanto per la trama che rispecchia quasi fedelmente il libro se non fosse per qualche particolare piccante introdotto per alzare gli ascolti, ma mi lamento per la recitazione, produzione, scenografia. Okey che è a basso costo ma una ritocatina durante il montaggio non era proprio possibile? Per non parlare della recitazione della Fenech…imbarazzante, e l’ambientazione? Dove sono le rigide steppe russe?! Nel film sono ben visibili palazzi moderni e l’asfalto??????????????? Ma non si poteva rimediare a questo errore??????
Trasposizione cinematografica a parte veniamo alla trama del romanzo:
Piotr Andreic’ Griniov è il giovane figlio sedicenne di un nobile ufficiale a riposo e perciò destinato alla carriera militare come sergente nella Guardia imperiale. Accompagnato dal suo fedele servitore Savelic attraverso quello che è un viaggio di crescita spirituale per raggiungere la fortezza Belogórskaja suo primo  incarico come guardia  durante la tormenta s’imbatte in uno straniero che riesce a guidarli in una taverna al riparo. Trascorsa la bufera Piotr per sdebitarsi con la sua guida gli regala una pelliccia di coniglio. Durante i mesi trascorsi alla fortezza Piotr s’invaghisce di Marja la figlia del capitano e per questa ragione entra in urto con un altro ufficiale Svabrin con il quale arriverà persino a combattere un duello per l’onore dell’amata. Nel contempo alla fortezza arriva la notizia che i forti vicini sono tutti caduti sotto gli assalti di un gruppo di ribelli guidati da Emel’jan Pugačëv, deciso a portare avanti il suo rivoltoso piano di farsi passare, agli occhi della gente, come lo zar Pietro III e non trascorre  molto che anche Belogarskaja viene attaccata e presa. Piotr riesce a scampare alla gogna poiché Pugacev riconosce il giovane che gli aveva generosamente offerto la pelliccia e gli risparmia la vita ma lo obbliga ad andarsene se non vuole passare dalla parte dei ribelli. Per Piotr la vita senza Marja rimasta al campo nelle mani Svabrin  nel frattempo passato ai nemici non ha più senso e spesso si lancia in lotte forsennate contro i cosacchi ribelli, proprio durante lo scontro contro uno di questi che riceve una lettera dell’amata che lo mette al corrente dei propositi di Svabrin che vorrebbe sposarla senza il suo consenso. Piotr allora senza pensarci su due volte parte per la fortezza per liberare l’amata ma di nuovo s’imbatte in Pugacev che mosso a compassione dell’amore ardente del giovane decide di aiutarlo e destituire l’infedele Svabrin, solo così il nostro eroe riesce a salvare la sua amata e a condurla a casa dai suoi genitori introducendola come sua futura sposa. Ma i guai per Piotr non sono terminati, il giovane è cresciuto è bel lontano dall’essere il ragazzino che vagabondava per i campi paterni e il senso di onore e responsabilità ormai albergano in lui e mosso da questo spirito torna a combattere se pur con una punta di risentimento contro le orde di ribelli presiedute da Pugacev. I mesi lontano da Marja sembrano interminabili e proprio mentre sta per giungere a termine l’estenuante lotta sulla testa del nostro protagonista pende la spada di Damocle, è stato accusato, dallo stesso Svabrin che nel frattempo è stato catturato,  di alto tradimento contro l’impero e condannato alle prigioni in Siberia. Solo l’intervento della buona e devota Marja riescono a cambiare le sorti del suo amato che vinta la sua ritrosia di reca a Pietrogrado per incontrare la zarina Caterina II e chiedere la grazia. La fortuna infatti arride gli audaci, una mattina incontra un’affascinante donna che le racconta di lavorare a stretto contanto con la zarina e Marja le racconta la loro storia, questa donna si rivela essere la zarina in persona che mossa a compassione non solo libera il suo amato ma le regala la dote per permettere il matrimonio. Un commovente lieto fine per un libro ricco di colpi di scena, se Puskin è carente nelle descrizioni di battaglie, tra l’altro completamente assenti non lo è per quanto riguarda i dialoghi si direbbe che è un ottimo sceneggiatore, per tal ragione sono completamente avversa alla versione rai di questo bellissimo libro, che ha stravolto personaggio come Marja affidata alle grazie della bella Vanessa Hessler che invece viene rappresentato come una donna impavida e autosufficiente contro la timida e pavida Marja del libro classica donna letteraria devota e piena di affetto pronta anche al sacrificio.  Un plauso invece merita Andrei Slabakov che interpreta magistralmente Pugacev


per non dimenticare

La memoria storica è tutto ciò che ci lega al nostro passato, è importante ricordare gli errori/orrori del passato perchè nel futuro non si ripetano più! Oggi, parlo almeno per il mio paese che purtroppo è l’Italia, esistono uomini pericolosi che con le loro parole rievocano lo spettro di quegl’anni di terrore, per questo sento sempre più il bisogno di ricordare anche io nel mio piccolo al popolo della rete che è esistito un terrore che ha radici profonde…e a chi pensa che non è necessario ricordarlo ogni anno dico questo…quello degl’ebrei non è l’unico genocidio che la storia possa ricordare, se hanno dimenticato quello, quanti anni ancora ci vorranno perchè si ripeta l’orrore?!

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

(Primo Levi)


Lei&Lui

Lei è Clare Moletto un’americana di origini italiane nata e cresciuta negl’usa ma in Italia per amore, lui è Daniel Deserti scrittore in crisi creativa con due divorzi alle spalle e relazioni complicate da cui sfuggire, il loro incontro è fatale, causato da un incidente stradale che segnerà i loro destini per sempre.  Lei ha una relazione stabile con un noiosissimo avvocato borghese e Lui la metterà in crisi. Il libro è un gioco d’incontri, scontri, fraintendimenti  (in inglese misunderstand) ma è proprio questo che rende il libro reale , caratteristica importante che manca a molti libri sull’amore, e questo lo è ,non in senso stretto ma in senso più ampio sulle relazioni, tra uomini e donne, tra un lui e una lei che s’incontrano e come succede nella realtà  devono fare i conti con differenze, divergenze,  similitudini e quanto rende complicato a due persone adulte di buttarsi nelle braccia dell’ amore. Quando lo leggevo mi dicevo “finalmente un libro dove i personaggi non rimangono invischiati nel pantano dei sentimenti senza un perché”,  I protagonisti del libro infatti si cercano, si annusano, si studiano come una tigre con la sua preda non sempre si capiscono ma man mano cominciano a piacersi, complici le tante disastrose relazioni con le persone sbagliate ed ordinarie contro la loro natura introspettiva e fuori dal comune. Un processo il loro lento fatto d’incontri al chiaro di luna e viaggi. E come poteva portare al termine la vicenda il nostro caro Andrea de Carlo se non attraverso un inseguimento al cardiopalmo proprio degno dei protagonisti che s’impara a conoscere attraverso 570 pagine del libro? Non vi svelo nient’altro a dispetto del solito, perché è un libro che va letto, denso di particolari, con buone frasi ad effetto,  che fa riflettere a lungo sulle relazioni.

Citazioni:

l’accettazione passiva dei limiti esistenti, come se fossero barriere naturali impossibili da scavalcare

Le parole dietro le parole, gli echi e le risonanze quello che si sogna e quello di cui si ha bisogno, quello che si cerca e quello che si trova

può darsi che l’aspetto più interessante di un i ncontro sia nella dimensione ipotetica che gli vibra intorno: nelle possibilità non verificate

Di questo libro non mi dispiacerebbe se ne traessero un bel film con ricostruzione fedele!


steampunk necklaces, collane steampunk

In questi giorni mi è venuta un incredibile voglia di steampunk, così mi sono procurata degl’ingranaggi ed eccone il risultato:

A mio avviso sono venute anche meglio delle prime che avevo fatto qualche mesetto fà, forse il bronzo e l’oro risaltano di più le creazioni a dispetto del rame 😉 dovrò prenderne coscienza, sopratutto perchè da quando ho cominciato non ho usato altri colori che l’argento e sottovalutando il potenziale del bronzo e del rame e rifiutandomi categoricamente di utilizzare il colore “oro” invece se usati bene possono dare davvero un gran bel risultato.

Io sono soddisfatta delle mie due nuove creazioni steampunk, e voi che ne dite?! Quello che manca è un nome incisivo, voi come le chiamereste?!

aspetto dei vostri suggerimenti, il nominativo più accattivante vince

xoxo Lux

 

P.S.: per vederle nel dettaglio andate nella mia fanpage Lux In Tenebris


la pelle che abito

Adoro la musica e cerco sempre di trovare la giusta musicalità anche nelle parole, è un ossessione, forse per questo mi piace leggere e di conseguenza scrivere, quando le frasi diventano difficili da leggere o non suonano bene spesso riscrivo tutto…devono essere armoniose.  Spesso mi interrogo sul suono che una parola avrebbe in un altra lingua ed il più delle volte suona meglio, a mio avviso, in inglese ma questa volta fa eccezione per “la pelle che abito” che evoca alla mia mente concetti e un immagini che invece non fa “the skin i live in”.  Durante il corso dei miei anni mi sono sempre interrogata sul significato del corpo come contenitore della propria anima…si può dire che la nostra anima è rivestita di un corpo? una pelle? Il nostro io interiore corrisponde a quello esteriore?

Non sò se questo sia uno dei temi del film di Pedro Almodovar (uno dei miei registi preferiti) ma sono queste le sensazioni e le riflessioni che ho provato solo leggendo e rileggendo nella mia mente il titolo.  Il film non è stato molto apprezzato nè dalla critica nè dai suoi fan ma personalmente l’ho trovato “stupendo”, Almodovar è uno dei pochi registi che non giudica mai i suoi personaggi, derisi dal fato, torturati e messi costantemente alla prova ma alla fine chi più e chi meno avrà la sua rivalsa, come in questo caso Vera/Vicente oppure come Victor di Carne Tremula. Forse non ho abbastanza chiavi di lettura per interpretare questo film ma avendo esperienza in fatto di cinema “almodoviano” ritengo che sia un capolavoro, se nei suoi film precedenti era (quasi) sempre presente il tema del transessualismo qui si va oltre…attraverso concetti di ibridazioni dei due sessi…

  Se nei film precedenti avevamo protagonisti che erano alle prese con i loro drammi più che umani qui c’è in gioco molto di più, qualcosa che oltrepassa i limiti dell’umana comprensione ma che vengono toccati dal regista con un tocco così leggero che lo stesso spettatore non sa fino alla fine di chi prendere le parti; ma veniamo alla trama del film:

Siamo nel 2012, nella splendida residenza di El Cigarral vivono apparentemente un eminente chirurgo plastico Robert Ledgard (Antonio Banderas) e la sua fidata e devota  ‘governante’ (Marisa Paredes). In una stanza sotto chiave e spiata 24h a giorno vive invece una giovane e affascinante donna, vestita in una tuta aderente che le fa da seconda pelle, il suo nome è Vera (Elena Anaya) risultato di ettenti esperimenti trans-genitici operato dal dottore stesso che ha reso la pelle della ragazza perfetta a prova di puntura d’insetto e insensibile al dolore, ma un’aspetto inquieta più di tutto la somiglianza incredibile alla sua ex moglie morta carbonizzata in un incidente, ma allora chi è la giovane donna che vive reclursa in una stanza della villa a praticare quotidianamente yoga?! Con un salto temporale il regista ci mostra la vita di Ledgard anni prima quando la sua vita fu doppiamente stravolta a causa della perdita della giovane moglie e la prematura scomparsa della figlia caduta nel baratro della follia dopo aver subito uno stupro.  Da quel momento in poi per Robert si chiude in se stesso e nel laboratorio di villa El Cigarral dove conduce esperimenti in cui si celano non solo la vendetta, verso lo stupratore di sua figlia, ma che con il tempo si trasforma in un effimera illusione di abbracciare la sua amata scomparsa.

Una piccola curiosità il film è basato sul romanzo di Thierry Jonquet dal titolo “La Tarantola”


alla scoperta di Dark Shadows

Io sono un appasionata della produzione cinematografica di Tim Burton, adoro tutto quello che ha fatto fin ora, Alice in Wonderland escluso!!!, ma ammetto di non essere sempre aggiornata su quello che il regista ha in “pentola” ed anche questa volta sono venuta a conoscenza di Dark Shadows per caso e non poteva che scattare la ricerca affannosa di trama, foto e piccole indiscrezioni sul set.

Partiamo dalle origini, Dark Shadows in realtà è una semi-sconosciuta serie tv statunitense comparsa per la prima volta sul network ABC nell’aprile del 1966, il suo ideatore è Dan Curtins ispirato da un sogno su una giovane e misteriosa donna in un treno, inizialmente la serie doveva chiamarsi Shadows on the Wall e più tardi mutò in Dark Shadows, composta da 1225 episodi in cui il personaggio principale  Barnabas Collins compare solo al 212°.

Un genio come Tim Burton non poteva che ispirarsi ad un cult gotico come questo per il suo nuovo film:  Siamo alla fine del 1700 e Barnabas  Collins (Johnny Deep), uomo potentissimo e vero dongiovanni, commette l’errore di sedurre e spezzare il cuore della donna sbagliata. Costei è infatti una strega nel vero senso del termine e decide di trasformare Barnabas in un vampiro.  Sepolto vivo dalla temibile strega, Barnabas si risveglia per caso nel 1972 e decide di tornare a casa sua. Ma le cose sono molto cambiate, la dimora è ormai in rovina e la famiglia di Barnabas è piena di problemi. Riuscirà il vampiro a risistemare le cose?

Una piccola indiscrezione da piccolo Johnny Deep era appasionato della serie 😉

xoxo Lux